La fibromialgia è una sindrome cronica complessa e multisfaccettata che incide in modo profondo sulla quotidianità delle persone che ne soffrono. Non si tratta soltanto di una condizione caratterizzata da dolore muscolare diffuso, ma di un insieme articolato di sintomi che coinvolgono il sistema nervoso, il sonno, le emozioni, le relazioni e l’identità personale. In questo quadro, la sessualità rappresenta una delle dimensioni più colpite e, al tempo stesso, una delle meno raccontate, spesso relegata al silenzio per vergogna, senso di colpa o paura di non essere compresi.
Il dolore cronico, la rigidità muscolare, la stanchezza persistente e la difficoltà nel recuperare energie anche dopo il riposo possono rendere l’intimità fisica complessa e faticosa. L’ipersensibilità al contatto, tipica di molte persone con fibromialgia, può trasformare carezze e abbracci – che in altre fasi della vita erano fonte di piacere e connessione – in stimoli fastidiosi o dolorosi. Di conseguenza, il desiderio sessuale tende spesso a ridursi, non per mancanza di interesse verso il partner o di sentimento, ma come risposta di protezione del corpo, che cerca di evitare ulteriori sofferenze e di preservare le poche energie disponibili.
Con la fibromialgia cambia profondamente anche il rapporto con il proprio corpo. Un corpo che prima era percepito come affidabile, capace di dare e ricevere piacere, diventa imprevedibile, fragile e talvolta vissuto come un nemico. Questo cambiamento può generare sentimenti di estraneità, vergogna e frustrazione, rendendo difficile lasciarsi andare all’intimità o riconoscersi come persone desiderabili. La sessualità, che implica ascolto delle sensazioni corporee e abbandono, può diventare un terreno carico di ansia e controllo, con il timore costante che il dolore interrompa o rovini il momento.
A questi aspetti fisici si aggiungono frequentemente vissuti emotivi complessi. Ansia, depressione, senso di inadeguatezza e perdita di autostima sono comuni nella fibromialgia e possono influenzare profondamente l’identità sessuale. La persona può sentirsi “meno” rispetto a prima, diversa da come pensa di dover essere in una relazione, con il rischio di interiorizzare l’idea di essere un peso per il partner. Tutto ciò può portare a evitare il contatto, a chiudersi emotivamente o a rinunciare al dialogo, favorendo isolamento e distanza affettiva.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’invisibilità della malattia. La fibromialgia, non mostrando segni evidenti dall’esterno, è spesso sottovalutata o messa in dubbio, sia a livello sociale sia all’interno della coppia. Quando il partner fatica a comprendere la natura del dolore e della stanchezza, l’evitamento dell’intimità può essere vissuto come un rifiuto personale, una mancanza di attrazione o di amore. Questo fraintendimento può creare ferite profonde nella relazione, alimentando sensi di colpa, rabbia e incomprensioni reciproche.
In questo contesto, la comunicazione assume un ruolo centrale e delicato. Parlare apertamente dei sintomi, dei limiti fisici, delle paure e dei bisogni emotivi permette di dare un significato condiviso a ciò che accade, riducendo le interpretazioni errate. Una comunicazione empatica e non giudicante può aiutare la coppia a trasformare la difficoltà in uno spazio di maggiore intimità emotiva, basato sull’ascolto, sulla fiducia e sulla collaborazione. Non si tratta solo di spiegare “cosa fa male”, ma anche di condividere come la malattia influisce sull’immagine di sé e sul modo di vivere il desiderio.
Ripensare la sessualità in modo più ampio e meno legato alla performance rappresenta spesso una risorsa fondamentale. Abbandonare modelli rigidi centrati esclusivamente sull’atto sessuale permette di riscoprire forme di intimità alternative e altrettanto significative: la tenerezza, il contatto non invasivo, la lentezza, la vicinanza emotiva, il piacere di stare insieme senza obiettivi prestabiliti. In questo senso, la sessualità può diventare uno spazio di adattamento creativo, in cui il piacere viene cercato e costruito nel rispetto dei tempi e delle possibilità del corpo, senza forzature o aspettative irrealistiche.
Anche il ruolo dei professionisti della salute è cruciale. Una gestione più efficace del dolore, l’attenzione agli effetti collaterali dei farmaci – molti dei quali possono influenzare la libido o la risposta sessuale – e un adeguato supporto psicologico o sessuologico possono fare la differenza. Un percorso terapeutico integrato può aiutare la persona a riconciliarsi con il proprio corpo, a elaborare il lutto per le perdite subite e a riscoprire il desiderio in modo più consapevole e sereno.
Affrontare il tema della fibromialgia e della sessualità significa, in ultima analisi, riconoscere che l’intimità è parte integrante della salute e del benessere globale. Significa dare dignità a un aspetto fondamentale della vita umana, spesso trascurato quando si parla di malattie croniche. Pur nella complessità e nelle limitazioni imposte dalla fibromialgia, è possibile costruire una vita affettiva e sessuale significativa, fondata sull’adattamento, sulla comprensione reciproca e su una visione della sessualità più umana, inclusiva e rispettosa dei limiti e delle risorse di ogni individuo.
Giusy Fabio