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DPCM aggiornamento LEA: pareri approvati, nessuna novità per la fibromialgia, rimane limitata alle forme severe

    La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha espresso parere favorevole sullo Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente le modifiche e le integrazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, in materia di livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario confermando integralmente l’impianto complessivo del provvedimento e non introducendo modifiche o integrazioni specifiche riguardanti la fibromialgia; una decisione che si colloca all’interno di un quadro istituzionale già definito anche a Palazzo Madama, dove la Commissione X del Senato ha approvato il proprio parere sul DPCM LEA senza apportare variazioni sul tema, sancendo una sostanziale convergenza tra i due rami del Parlamento. All’interno dello schema di DPCM, così come confermato dai pareri parlamentari, è presente l’introduzione dell’esenzione 068 – Sindrome fibromialgica, limitata esclusivamente alle forme molto severe della patologia, individuate sulla base di un valore FIQR (Fibromyalgia Impact Questionnaire Revised) superiore a 82 e con una durata minima dell’attestato di esenzione fissata in due anni; tale impostazione discende dalla stratificazione della gravità clinica elaborata dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) sulla base dello studio di Salaffi F. et al. (Definition of Fibromyalgia Severity: findings from a cross-sectional survey of 2,339 Italian patients, Rheumatology – Oxford, 2021), realizzato anche a seguito di una specifica richiesta avanzata dalla precedente Commissione LEA con l’obiettivo di distinguere i pazienti affetti in base al livello di severità della malattia, superando un approccio indifferenziato alla presa in carico.

    Secondo i dati emersi da tale stratificazione, le forme di fibromialgia classificate come “molto severe” rappresentano circa il 16,2% del campione analizzato e, rapportando questa percentuale a una stima complessiva di circa 900.000 persone affette da sindrome fibromialgica in Italia, come indicato in un parere della I Sezione del Consiglio Superiore di Sanità (CSS), il numero di potenziali beneficiari dell’esenzione risulterebbe pari a circa 150.000 pazienti, limitando l’intervento alle situazioni di maggiore complessità clinica e di più elevato impatto sulla qualità della vita.

    Sotto il profilo economico e finanziario, l’impostazione recepita nel DPCM definisce un perimetro di prestazioni in esenzione chiaramente circoscritto e caratterizzato da una sostenibilità ritenuta compatibile con l’equilibrio complessivo del Servizio Sanitario Nazionale, comprendendo:

    • visita di controllo (1 in un anno)
    • rieducazione motoria fino a un massimo di dieci sedute (in un anno)
    • visita di controllo psichiatrica (in presenza di comorbidità psichiatriche)

    Tenendo conto della frequenza massima delle relative prescrizioni l’impatto complessivo in termini di mancato introito da ticket è stimato in 10.792.500 euro, come riportato nella documentazione tecnica allegata al provvedimento, una cifra considerata proporzionata rispetto al beneficio clinico, assistenziale e sociale atteso per i pazienti affetti dalle forme più gravi della patologia.

    I pareri espressi dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e dalla Commissione X del Senato hanno dunque confermato integralmente l’assetto del DPCM, senza introdurre modifiche, ampliamenti o ulteriori integrazioni in materia di fibromialgia, determinando una sostanziale cristallizzazione del quadro normativo e assistenziale che, se da un lato recepisce un riconoscimento circoscritto alle sole forme di maggiore severità clinica, dall’altro appare incapace di intercettare in modo adeguato la complessità e l’eterogeneità della sindrome fibromialgica. Tale impostazione, pur fondata su criteri scientifici di stratificazione, rischia di tradursi in una risposta parziale e insufficiente rispetto ai bisogni reali di una popolazione di pazienti numerosa e spesso caratterizzata da un elevato carico di sofferenza, disabilità funzionale e impatto socio-lavorativo, che non trovano piena tutela all’interno dei LEA. La scelta di non estendere il riconoscimento oltre le forme “molto severe” contribuisce inoltre a mantenere un quadro frammentato dell’assistenza, lasciando ampi margini di discrezionalità regionale e territoriale nella presa in carico dei pazienti e alimentando disuguaglianze nell’accesso alle cure, già ampiamente segnalate dalle associazioni dei pazienti e da numerosi operatori sanitari. In questo contesto, la conferma del DPCM senza ulteriori correttivi viene letta da una parte del mondo scientifico e associativo come un’occasione mancata per avviare una riforma più organica e strutturata, capace di riconoscere la fibromialgia come una condizione cronica complessa e di definire percorsi assistenziali chiari, multidisciplinari e omogenei a livello nazionale. Il mancato ampliamento delle tutele previste nei LEA mantiene quindi aperto un dibattito politico, scientifico e sociale che continua a interrogare le istituzioni sulla necessità di superare un approccio minimale e di garantire, anche ai pazienti con forme non classificate come “molto severe” ma comunque altamente invalidanti, un accesso equo e uniforme alle cure, alla diagnosi e al supporto terapeutico su tutto il territorio nazionale, rafforzando il ruolo della programmazione sanitaria e del confronto tra decisori pubblici, comunità medico-scientifica e rappresentanze dei pazienti.

    Giusy Fabio

     

    Parere approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera 

    https://www.camera.it/leg19/824?tipo=A&anno=2026&mese=02&giorno=04&view=filtered_scheda&commissione=12# 

    Parere approvato dalla Commissione X del Senato 

    https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=SommComm&id=1493493&idoggetto=0&part=doc_dc-allegato_a.