E’ una realtà ancora troppo poco raccontata, nonostante la fibromialgia sia una sindrome cronica complessa caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso, affaticamento persistente e una molteplicità di sintomi sistemici che incidono profondamente sulla qualità della vita. Per molti anni questa patologia è stata descritta quasi esclusivamente come una malattia femminile, alimentando uno stereotipo radicato che ha avuto conseguenze rilevanti, perché ha reso gli uomini con fibromialgia invisibili, poco diagnosticati e spesso non creduti, intrappolati in un limbo fatto di dolore reale e riconoscimento mancato.
Sebbene oggi la consapevolezza stia lentamente crescendo, il percorso verso una diagnosi corretta e un supporto adeguato per gli uomini con fibromialgia resta ancora irto di ostacoli culturali, clinici e sociali. Le statistiche indicano una maggiore prevalenza della fibromialgia nelle donne, ma questo dato non deve indurre a conclusioni semplicistiche, perché la sindrome colpisce anche un numero significativo di uomini, spesso sottostimato a causa di diagnosi mancate o tardive, e la fibromialgia non è una malattia di genere, bensì una condizione legata a un’alterazione dei meccanismi di elaborazione del dolore da parte del sistema nervoso centrale, indipendente dal sesso biologico. Negli uomini la sintomatologia può presentarsi in forme meno “classiche” o essere riferita con maggiore reticenza, contribuendo ulteriormente alla difficoltà di riconoscimento clinico e alla sottovalutazione del quadro complessivo. Il dolore diffuso rimane il sintomo centrale, ma negli uomini la fibromialgia può manifestarsi anche attraverso tensioni muscolari localizzate, rigidità persistente, dolori articolari non infiammatori, disturbi gastrointestinali, cefalee croniche e una stanchezza fisica e mentale profonda che non trova sollievo nel riposo. La fibro fog incide sulla memoria, sulla capacità di concentrazione e sul processo decisionale, aspetti particolarmente penalizzanti in ambito lavorativo e professionale, dove spesso è richiesta lucidità costante e resistenza allo stress. Molti uomini riferiscono un peggioramento dei sintomi in seguito a periodi di stress intenso, sovraccarico fisico o emotivo e ritmi di vita incompatibili con una patologia cronica invisibile, in un contesto che raramente concede spazio alla vulnerabilità.
Il ritardo diagnostico rappresenta una delle criticità più rilevanti, perché gli uomini con fibromialgia attraversano spesso anni di visite specialistiche, esami strumentali e tentativi terapeutici inefficaci prima di ottenere una diagnosi corretta, mentre il dolore viene attribuito a posture scorrette, lavori fisicamente usuranti, microtraumi o semplice stress lavorativo. In molti casi la sofferenza viene minimizzata o ricondotta esclusivamente a fattori psicologici, alimentando la sensazione di non essere presi sul serio e generando sfiducia nel sistema sanitario, frustrazione e un progressivo isolamento emotivo e sociale.
La fibromialgia entra inoltre in conflitto diretto con i modelli tradizionali di mascolinità, basati su forza, resistenza, controllo e autosufficienza, rendendo difficile ammettere il dolore, chiedere aiuto o accettare la necessità di rallentare, vissuta spesso come una perdita di identità e di valore personale. Molti uomini interiorizzano la sofferenza, evitando di parlarne anche con le persone più vicine, in un silenzio forzato che non elimina il dolore ma lo amplifica, trasformandolo in disagio emotivo, senso di inadeguatezza e talvolta vergogna. Il lavoro, per molti uomini, rappresenta un pilastro dell’identità e della dignità personale, e la fibromialgia può comprometterne la continuità, la produttività e la capacità di sostenere carichi fisici o cognitivi elevati, ma la richiesta di adattamenti o riconoscimenti viene spesso evitata per timore di giudizio, stigmatizzazione o conseguenze negative sul piano professionale. La mancanza di tutele adeguate e di una reale comprensione della malattia può condurre a stress cronico, burnout, demansionamento o perdita del lavoro, con ripercussioni economiche e psicologiche profonde. Anche le relazioni affettive e familiari vengono influenzate in modo significativo, perché il dolore cronico e la stanchezza limitano la partecipazione alla vita quotidiana e sociale, e per molti uomini il non riuscire a ricoprire il ruolo di partner, padre o punto di riferimento come vorrebbero genera frustrazione e senso di colpa. La difficoltà a comunicare la propria condizione può creare incomprensioni e distanza emotiva, mentre un dialogo aperto, informato e privo di giudizio può favorire una maggiore comprensione reciproca e rafforzare i legami. La salute mentale è un aspetto spesso trascurato nella fibromialgia maschile, nonostante la convivenza con una malattia cronica invisibile aumenti il rischio di ansia, depressione e disturbi dell’umore, condizioni che negli uomini vengono frequentemente negate o ignorate a causa dello stigma ancora associato al disagio psicologico. È fondamentale ribadire che la fibromialgia non è una malattia psichiatrica, ma che il supporto psicologico rappresenta uno strumento essenziale per affrontare le conseguenze emotive, relazionali e identitarie della condizione. Sebbene non esista una cura definitiva per la fibromialgia, un approccio terapeutico multidisciplinare può migliorare in modo significativo la qualità della vita, integrando terapie farmacologiche, attività fisica graduale e adattata, fisioterapia, tecniche di rilassamento, educazione al dolore e supporto psicologico, elementi che richiedono negli uomini un superamento consapevole della resistenza culturale alla richiesta di aiuto e la costruzione di una nuova relazione con il proprio corpo, fondata sull’ascolto e non sulla forzatura. Parlare di fibromialgia negli uomini significa rompere un doppio silenzio, quello della malattia invisibile e quello imposto dagli stereotipi di genere, e riconoscere che il dolore non ha sesso e che la vulnerabilità non è una debolezza ma una dimensione umana. Dare voce alle esperienze maschili, investire in informazione e formazione e promuovere una cultura della salute più inclusiva sono passi fondamentali per garantire diagnosi più tempestive, percorsi di cura adeguati e una maggiore dignità a tutti coloro che convivono ogni giorno con la fibromialgia.
Giusy Fabio