Vivere con una malattia invisibile per lo più significa muoversi in un territorio che gli altri non vedono, un’esperienza che sfugge allo sguardo altrui ma occupa ogni angolo della vita interiore.
Il dolore, la stanchezza, la confusione o l’incertezza non hanno un volto riconoscibile.
L’ invisibilità fa sentire soli anche quando si è circondati da persone affettuose.
In questo paesaggio silenzioso, la narrazione creativa/trasformativa può diventare un compagno di viaggio. Non un rimedio ma nemmeno solo un rifugio, piuttosto un mezzo per dare forma a ciò che altrimenti resterebbe sospeso, un luogo dove respirare, capire e trasformare ciò che accade dentro.
La narrazione non richiede strumenti speciali né abilità particolari. Basta un foglio, un quaderno, un’applicazione sul telefono, una matita, la fotocamera del cellulare, un pennello e i colori primari.
Narrare è un gesto semplice, ancestrale, che ci ha accompagnati tutti da bambini e che a volte da adulti abbiamo perso; capace di aprire spazi interiori che spesso restano chiusi quando si vive in modalità “sopravvivenza”.
Narrare permette di rallentare. Di ascoltare. Di dare un nome a ciò che si muove dentro.
Quando la malattia non si vede, spesso si tende a minimizzare, a trattenere, a non disturbare.
La manifestazione del narrare invece, non giudica. Accoglie.
Permette di nominare il dolore, la fatica, la confusione. Mettere le proprie emozioni fuori da sé, renderle oggetto di dono a noi stessi e al mondo, significa riconoscere ciò che si vive, senza filtri né giudizi.
È un atto di legittimazione: se la malattia non si vede, almeno può essere narrata. E nella narrazione, spesso, si scoprono sfumature nuove, si possono riconoscere i propri limiti, celebrare i piccoli progressi, dare un ritmo ai giorni che altrimenti sembrano tutti uguali.
E, soprattutto, il narrare restituisce la capacità, che tutti possediamo, di agire intenzionalmente nel mondo per influenzare gli eventi e la propria vita (agency): permette di essere autori della propria storia, anche quando il corpo sembra volerla scrivere al posto nostro.
In una malattia invisibile, la narrazione non cura, ma sostiene. Non risolve, ma illumina. È un gesto semplice e potente che può trasformare l’esperienza interiore in un terreno più abitabile, più comprensibile, più umano.
La narrazione creativa permette di usare immagini, metafore, personaggi per raccontare ciò che non si riesce a dire in modo diretto.
La narrazione creativa, con le sue metafore e i suoi mondi possibili, offre un linguaggio alternativo per esprimere ciò che il corpo non riesce a spiegare.
Trasformare un sintomo in un personaggio, una giornata difficile in una scena, un’emozione in un’immagine poetica permette di prendere distanza e, allo stesso tempo, di avvicinarsi a sé con maggiore gentilezza.
Non si tratta di “essere positivi”, ma di creare un dialogo diretto con sé stessi e rappresentare ciò che nella vita di tutti i giorni non viene fuori.
La narrazione trasformativa, invece, aiuta a rielaborare l’esperienza, a darle un senso, a riconoscere risorse che magari non si pensava di avere. Non si limita a descriverla, ma la interroga. Cosa mi sta insegnando questa condizione? Quali parti di me emergono quando tutto sembra fermarsi?
In questo processo, la nostra opera di narrazione diventa un luogo sicuro dove esplorare vulnerabilità e risorse, dove dare voce a paure e desideri senza doverli giustificare.
Non si tratta di trovare risposte definitive, ma di costruire un dialogo continuo con sé stessi.
La narrazione non elimina la malattia, ma può alleggerirne il peso emotivo. Aiuta a riconoscere ciò che si vive, a dare dignità a ciò che non si vede, a costruire un linguaggio più ampio per raccontarsi. È un modo per tornare autori della propria storia, anche quando il corpo sembra volerla scrivere al posto nostro.
A te che mi leggi in questo nuovo spazio editoriale dove la nostra amica Giusy Fabio mi ha invitata a scrivere, propongo dei semplici esercizi di narrazione, adattabili e pensati per essere fatti senza pressione. Non servono tempi lunghi: bastano dieci minuti, quando si può.
Se vuoi, condividi con me i tuoi esercizi. Un narratore ha bisogno di una platea che accolga la sua opera senza giudizi e preconcetti. Scrivimi a: monicasapio59@gmail.com
Esercizi di narrazione per chi vive una malattia invisibile
- La metafora del giorno: Scrivi una breve immagine che descriva come ti senti oggi.
Esempi:
- “Oggi mi sento come una finestra appannata.”
- “Oggi sono un filo teso che però non si spezza.”
Poi aggiungi due o tre righe per spiegare perché quella immagine ti rappresenta. Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa).
- Dialogo con il sintomo: Scegli un sintomo o una sensazione ricorrente e trasformalo in un personaggio. Scrivi un breve dialogo tra te e lui. Puoi chiedergli: “Perché sei qui?”, “Cosa vuoi dirmi?”, “Cosa ti calma?”. Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa). Non serve crederci letteralmente: è un modo per dare forma a qualcosa di nebuloso.
- La scena della giornata: Racconta un momento della tua giornata come se fosse una scena di un film o di un romanzo. Concentrati su dettagli sensoriali: suoni, odori, colori, gesti. Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa). Questo esercizio aiuta a radicarsi nel presente e a riconoscere piccoli frammenti di bellezza o difficoltà.
- La lettera che non invierai: Scrivi una lettera a qualcuno: a te stesso, alla malattia, a un medico, a un amico, al tuo corpo. Non deve essere spedita. Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa). È uno spazio per dire ciò che normalmente resta sospeso.
- Il diario delle risorse: Ogni sera, annota una cosa che hai fatto nonostante la fatica.
Può essere minuscola: “Ho aperto la finestra”, “Ho risposto a un messaggio”, “Ho riposato quando ne avevo bisogno”. Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa)
Questo esercizio aiuta a riconoscere la forza che spesso si dà per scontata.
- Riscrivere la propria storia: Prendi un episodio difficile legato alla malattia e riscrivilo da un altro punto di vista:
- come lo racconterebbe un narratore esterno
- come lo vedrebbe un amico
- come lo racconteresti tra dieci anni
Poi rappresentala come vuoi (disegno, foto, poesia, una pagina di scrittura creativa)
Non per negare ciò che è accaduto, ma per scoprire nuove angolazioni.
Ti ringrazio per avere letto sin qui e spero che tu abbia trovato questi esercizi semplici e piacevoli.
Se li avessi trovati anche utili, forse ti farebbe piacere partecipare a uno dei nostri corsi di narrazione guidata (fotografia, scrittura creativa, poesia, Lettura Attiva Consapevole, caviardage trasformativo).
Per segnalare il tuo interesse per uno dei nostri corsi, scrivi a: monicasapio59@gmail.com
Nei nostri corsi: la narrazione diventa uno spazio in cui esplorare la propria esperienza di malattia, trasformandola e osservandola da nuovi punti di vista. I laboratori, strutturati in fasi teoriche e pratiche, favoriscono l’emergere di emozioni, ferite e risorse personali attraverso un lavoro condiviso e non giudicante. Il gruppo sostiene l’espressione emotiva, rafforza l’autostima e attiva un processo di ri-significazione che promuove benessere, creatività e relazioni autentiche.
Monica Sapio