Quando si parla di fibromialgia, l’immaginario collettivo tende ancora ad associarla a persone adulte, spesso donne di mezza età, ma la realtà è diversa e più complessa perché questa condizione colpisce anche adolescenti e giovani adulti, influenzando profondamente la loro crescita, la vita scolastica, le relazioni sociali e la costruzione dell’identità.
La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso, persistente e non infiammatorio, a cui si associano stanchezza cronica, disturbi del sonno, rigidità muscolare, difficoltà di concentrazione e memoria, cefalee, disturbi intestinali e ipersensibilità a stimoli come luce, rumori e temperature. Nei giovani i sintomi possono manifestarsi in modo altalenante, con fasi di apparente benessere alternate a ricadute improvvise, rendendo ancora più complessa la diagnosi. Proprio a causa dell’età, la fibromialgia viene spesso confusa con stress, ansia, depressione o semplice stanchezza adolescenziale, con ritardi diagnostici che possono durare anni e che portano il giovane a sentirsi incompreso, non creduto e spesso etichettato come pigro o svogliato. La mancanza di una diagnosi chiara aumenta il senso di isolamento, mina l’autostima e può condurre a una progressiva rinuncia alle attività quotidiane, mentre sentirsi dire che “è tutto nella testa” diventa una ferita profonda quanto il dolore fisico. In ambito scolastico e universitario la fibromialgia incide in modo significativo sul rendimento, poiché assenze frequenti, difficoltà di concentrazione, stanchezza cronica e dolore rendono complicato seguire le lezioni, studiare e sostenere esami, spesso senza che esistano strumenti di supporto adeguati o un reale riconoscimento della malattia come condizione che richiede flessibilità.
Molti giovani si sentono costantemente in ritardo rispetto ai coetanei, costretti a rinunciare a sogni e obiettivi o a modificare radicalmente i propri progetti di vita, con conseguente frustrazione, senso di fallimento e ansia per il futuro. La fibromialgia, essendo una malattia invisibile, è spesso sottovalutata tra i banchi di scuola, perché dolore, stanchezza e difficoltà cognitive non lasciano segni evidenti e questo porta a incomprensioni da parte di insegnanti e compagni.
Non sono rari i casi in cui gli studenti vengano accusati di simulare, esagerare o usare la malattia come scusa per evitare interrogazioni, verifiche o attività fisiche, mentre frasi come “sei giovane, non puoi stare sempre male” o “anche noi siamo stanchi” diventano ferite quotidiane che logorano la fiducia e il rapporto con la scuola.
La scarsa informazione porta alcuni insegnanti a interpretare le difficoltà come mancanza di impegno o disciplina, senza concedere adattamenti minimi come tempi più lunghi, interrogazioni programmate o il recupero delle lezioni perse, con conseguenze pesanti sul benessere psicologico dello studente, che si sente giudicato e non tutelato. Anche il rapporto con i compagni può diventare complesso, perché le assenze, l’impossibilità di partecipare a tutte le attività o l’apparente normalità nei momenti di benessere generano sospetti, esclusione e talvolta derisione, rendendo estenuante il bisogno continuo di spiegarsi e spingendo molti giovani a chiudersi in sé stessi o a nascondere il dolore. Le conseguenze emotive dell’incomprensione possono essere gravi, con aumento dell’ansia scolastica, perdita di motivazione, ritiro sociale e, nei casi più estremi, abbandono degli studi, trasformando la scuola da luogo di crescita a fonte costante di stress che può peggiorare i sintomi stessi della fibromialgia. Diventa quindi fondamentale il ruolo dell’informazione e della scuola, attraverso una maggiore formazione di insegnanti e personale sulle malattie croniche invisibili, per distinguere tra mancanza di impegno e reale difficoltà e creare un ambiente più equo e inclusivo. La scuola ha il compito di educare anche al rispetto delle fragilità e delle diversità e, quando possibile, informare i compagni nel rispetto della privacy può favorire empatia e ridurre stigma e isolamento. Gli studenti con fibromialgia hanno diritto allo studio, alla comprensione e alla dignità, perché riconoscere la loro condizione non significa abbassare le aspettative, ma offrire strumenti adeguati per permettere loro di esprimere il proprio potenziale, e raccontare la fibromialgia tra i giovani significa anche denunciare le difficoltà vissute nei contesti scolastici affinché nessuno debba più dimostrare di stare male per essere creduto.
Giusy Fabio