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La sindrome Fibromialgica o la Fibromialgia

La sindrome fibromialgica (FM) è una condizione cronica complessa, caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso e da una marcata ipersensibilità agli stimoli dolorosi (iperalgesia e allodinia). A questo quadro si associano una costellazione di sintomi eterogenei che comprendono affaticamento persistente, disturbi del sonno, alterazioni cognitive (spesso descritte come fibro-fog) e disturbi dell’umore quali ansia e depressione.
La fibromialgia è riconosciuta come entità nosologica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 1992 ed è classificata come una malattia reumatologica non infiammatoria, benché coinvolga anche aspetti neurologici e neuroendocrini.

Epidemiologia

  • Prevalenza: 2–4% della popolazione mondiale.
  • Sesso: maggiore incidenza nel sesso femminile (rapporto donne:uomini ≈ 9:1).
  • Età d’esordio: più frequente tra i 30 e i 50 anni, ma può comparire anche in adolescenza o età avanzata.
  • Impatto sociale: rappresenta una delle principali cause di consultazione reumatologica, con notevoli conseguenze sulla qualità della vita, sulla produttività lavorativa e sui costi sanitari.


Eziopatogenesi

L’eziologia rimane multifattoriale e non completamente chiarita. La teoria attualmente più accreditata è quella della sensibilizzazione centrale (central sensitization), secondo la quale il sistema nervoso centrale amplifica la percezione del dolore anche in assenza di stimoli nocivi significativi.

Fattori predisponenti e scatenanti:

  • Genetici → polimorfismi nei geni coinvolti nei sistemi serotoninergico, catecolaminergico e dopaminergico, con evidenze di familiarità.
  • Neurochimici → alterata regolazione di neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, dopamina, glutammato) e ridotta attività degli oppioidi endogeni.
  • Neuroendocrini → disfunzioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con alterata risposta allo stress.
  • Ambientali e traumatici → eventi stressanti, traumi fisici (incidenti, interventi chirurgici), abusi psicologici, infezioni virali o batteriche.
  • Psicosociali → elevata associazione con disturbi dell’umore, stress cronico e disadattamento psicosociale.

Quadro clinico

Il decorso è cronico e fluttuante, con periodi di peggioramento e remissione parziale.
Sintomi cardine:

  • Dolore diffuso e persistente, descritto come bruciante, urente, pulsante o penetrante, spesso associato a rigidità mattutina.
  • Astenia marcata, che non migliora con il riposo.
  • Disturbi del sonno, inclusi difficoltà di addormentamento, risvegli frequenti e sonno non ristoratore.
  • Disfunzioni cognitive (fibro-fog), con riduzione della memoria di lavoro, della concentrazione e della velocità di elaborazione mentale.
  • Disturbi dell’umore: elevata prevalenza di ansia e depressione.

Comorbidità frequenti:

  • Sindrome del colon irritabile.
  • Cefalea tensiva ed emicrania.
  • Sindrome delle gambe senza riposo.
  • Disautonomia (ipotensione ortostatica, tachicardia posturale).
  • Sindrome da stanchezza cronica.


Diagnosi

La diagnosi è clinica e basata sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 2010 (rivisti nel 2016).
Strumenti principali:

  • Widespread Pain Index (WPI) → punteggio basato sulla diffusione del dolore in 19 aree corporee.
  • Symptom Severity Scale (SSS) → misura la gravità di affaticamento, sonno non ristoratore, sintomi cognitivi e altre manifestazioni somatiche.

Non esistono biomarcatori specifici. È essenziale escludere patologie con sintomi simili, come malattie autoimmuni (es. lupus, artrite reumatoide), endocrinopatie (ipotiroidismo), neuropatie periferiche e disturbi del sonno primari.

Gestione terapeutica

La fibromialgia richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato, poiché ogni paziente presenta un profilo sintomatologico unico.

Trattamenti farmacologici

  • Antidepressivi triciclici (es. amitriptilina).
  • Inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI) → duloxetina, milnacipran.
  • Anticonvulsivanti → pregabalin, gabapentin (efficaci sul dolore neuropatico).
  • Miorilassanti e analgesici in casi selezionati.


Interventi non farmacologici

  • Esercizio fisico graduale e regolare (aerobico e di resistenza), considerato uno dei trattamenti più efficaci.
  • Fisioterapia e idroterapia.
  • Terapia cognitivo-comportamentale → utile per ridurre la catastrofizzazione del dolore e migliorare le strategie di coping.
  • Tecniche di rilassamento e mindfulness.
  • Nutrizione


Educazione e supporto

  • Coinvolgere il paziente nel percorso terapeutico.
  • Fornire informazioni accurate sulla natura della malattia.
  • Promuovere stili di vita salutari, gestione dello stress e supporto psicologico.

La fibromialgia è una sindrome complessa e multidimensionale che rappresenta una sfida clinica e sociale.
L’assenza di biomarcatori e di una terapia definitiva richiede un riconoscimento precoce e un trattamento integrato, capace di migliorare la qualità della vita, ridurre la disabilità e favorire un migliore adattamento alla cronicità.

Bibliografia
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